UNA VITA DA FUNGAIOLO

 


E anche quest'anno è arrivata la stagione dei funghi. Questo è il primo trovato oggi unitamente ad un altro. E' ancora un pò presto. A mio avviso ci vorranno altri 4 o 5 gg. speriamo che la stagione sia ottima come quella dello scorso anno.

Intanto stasera ci mangiamo i primi funghi di quest'anno (trovati qualche gg fa anche un pò di russole/verdoni)











Un bambino curioso e vispo, un bosco di abeti altissimi, il sottobosco di mirtilli e felci. E poi piccole creature colorate dalle forme e dalle consistenze insolite: rigidi imbutini, bottoncini variopinti e lucidi attaccati al suolo, alte mazze squamate, spugne morbide, bolle piene di fumi misteriosi pronte a esplodere. Un’infinità di colori: dal bianco al giallo, dal rosso al viola e al blu. Un mondo magico. Il confine tra profumo e odore non era ben tracciato.

Ben netto, invece, quello tra “buono e cattivo”. Sì, perché alla fine di ogni avventura c’era un appuntamento al ceppo in cui mi appoggiavo paziente e speranzoso. Mio padre, con solennità, svuotava il mio piccolo cesto di vimini, estraendo, un pezzo per volta, il mio bottino. Papà separava, perentorio, “il bene e il male”, appoggiando delicatamente ogni pezzo a destra oppure a sinistra delle mie gambe avvolte da stivaletti blu. Quello che mi rendeva inizialmente triste era veder finire nella zona malefica e pericolosa gli oggetti più affascinanti del mio raccolto: i cappelli rossi puntinati, i gambi ciccioni di un rosso carico che diventava blu al tocco…come poteva tanta bellezza essere pericolosa? Non si poteva discutere. Papà si faceva scuro in volto: non avrei mai più dovuto raccogliere le specie finite nel lato pericoloso. Confondersi o farsi ammaliare da colori e forme strane poteva essere fatale. Così sono entrato in questa atmosfera incantata, così ho imparato a vivere nel mondo dei funghi.

Un’esperienza multisensoriale tra infinite forme e consistenze, un’immersione olfattiva e visiva nel magico. Non c’è modo migliore per conoscere il bosco che farsi guidare dai funghi. Piano piano inizi a distinguere gli odori, a classificare le zone, a capire le segrete associazioni tra alberi. Non serve conoscere i nomi scientifici delle specie anche se il latino mi affascina. La mia mappa mentale si è progressivamente arricchita di una serie di nomignoli buffi ma fortemente evocativi.

So per certo quali sono i funghi amici tra loro, so chi ama nascondersi tra i mirtilli, chi preferisce il muschio. So che sotto alcuni alberi potrò trovare determinate specie. Ho capito che in certe giornate il porcino preferisce l’erba, in altre gli aghi di abete.

Ma ciò che mi affascina di più è che tutte queste regole, queste classificazioni non bastano mai. “I funghi fanno sempre quello che vogliono!”mi diceva papà. Alcuni dicono che dipende dalla luna, altri dalla pioggia e altri ancora dalla luc o dal vento. Alla fine sappiamo che la nostra bravura e la nostra esperienza erano un sapere sempre perfezionabile. I nostri tentativi non potevano che risultare ingenui e goffi al cospetto dell’infinita complessità del bosco.

Il fungaiolo, a differenza del micologo, sa che i suoi calcoli possono essere sbagliati, che le sue previsioni sono spesso disattese. Forse è proprio quest’indeterminatezza che lo ammalia: i funghi riescono sempre a sorprendere, hanno sempre qualcosa di nuovo da insegnare, qualche nuova associazione da mostrare. Sono i testimoni dell’inaccessibile e fitto reticolo di relazioni chimiche che scorre sotto terra.

Il cercatore sa che le sue prede sono infinitamente più scaltre e misteriose di lui. E’ sempre pronto a stupirsi, è abituato ai fallimenti. La sua curiosità alimenta la tenacia, la voglia di scoprire non gli fa sentire la fatica.  Se le leggi del bosco per buona parte rimangono misteriose, ci sono regole non scritte ben definite che riguardano, in qualche modo, il mondo dei raccoglitori.

Io ho sempre vissuto anche la particolare dimensione umana e sociale dell’universo micologico. Nel piccolo paese da cui vengo gli abitanti per me si dividevano in fungaioli e non fungaioli. Naturalmente le persone che ritenevo più interessanti appartenevano alla prima categoria. Li ammiravo, li rispettavo, li temevo. Erano gli agguerriti avversari in una partita che durava una stagione intera di raccolto.

Ho sempre saputo riconoscere chi passeggiava distrattamente cogliendo qua e là gli ingredienti per un risotto da chi aveva la “sindrome fungina” come me. La sindrome è trasmessa con il Dna molto probabilmente, ma è anche provocata o rafforzata da una forte e prolungata “esposizione all’oggetto”.

Sono tuttora convinto che prima mio padre e po mio suocero non mi abbiano mai rivelato tutti i loro posti. Mio padre da piccolo mi diceva sempre: “io vado dove non riesce ad arrivare nessuno, è troppo pericoloso per te”. Ma forse non era solo l’istinto protettivo!

Ancora oggi, come i nostri genitori o nonni, ci sfidiamo con gli altri fungaioli, ci confrontiamo sui posti, sui modi, sui tempi, senza rivelare nulla di compromettente. Ognuno ha i suoi segreti. Ogni tanto ci prendiamo in giro, ci vantiamo di raccolti fantasmagorici, continuiamo a mentirci reciprocamente e spudoratamente sui luoghi di ritrovamento. E’ l’etica del raccoglitore. E’ tutto regolare, tutto normale, tutto leale.  Ci vogliamo bene. Siamo fungaioli.

Ma, si sa, nel mondo etico dei funghi s’impara anche a soffrire, a superare le delusioni, a perseverare. E via ad alzarsi presto, a percorrere itinerari precisissimi (non ho mai dimenticato il posto di un ritrovamento) ma anche ad avventurarsi in zone insolite e conturbanti.

Il tempo passa, ho fatto tante cose, vissuto tante avventure, ho viaggiato per quasi tutto il mondo ma l’esperienza più autentica per me rimane il bosco con i suoi magici ospiti. Ed è meraviglioso, ogni volta che torno tra gli alberi a cercare quelle creature incantate, mettere da parte le incertezze, quelle brutte del Mondo in cui viviamo e poter ancora, con estrema sicurezza, discriminare “buoni e cattivi”. L’indeterminatezza del magico regno dei funghi è intrisa di bellezza e non mi spaventa come quella del Mondo. Provo una pace rassicurante proprio di fronte all’ignoto, immersa in quella dimensione segreta che non riuscirò mai a svelare, ma che ho sempre voglia di sfidare.

 


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